Perché gli economisti sbagliano.


crystal ballGli economisti sbagliano perché sono crudeli? Perché sono stupidi? Perché traggono vantaggio dai loro errori? Oppure ci sono altri motivi? Se i meteorologi predicono sole e invece piove a catinelle è certamente un fastidio, specie se non hai l’ombrello con te, ma in fondo non è poi così grave. Se gli economisti sbagliano fanno grandi danni e non c’è ombrello che tenga, come ben sappiamo poiché lo paghiamo sulla nostra pelle. Gli errori più spropositati e grossolani che abbiamo visto commettere nel corso di questi anni riguardano certamente l’economia. Non ne voglio fare una lista, sarebbe troppo lunga per stare in un unico post e forse è inutile, ma cercherò di raccontarne le cause in maniera facile.

L’economia è una disciplina complessa che si occupa della ricchezza delle nazioni, della moneta e delle sue implicazioni, degli scambi di beni, delle aziende e addirittura di etica. Si propone insomma come una “teoria del tutto” attraverso la quale si riesce ad analizzare e spiegare ogni aspetto delle attività umana. Gli economisti ormai, star onnipresenti nei programmi televisivi e nei salotti, nelle manifestazioni culturali e sulle pagine dei quotidiani, sistematicamente terrorizzano con le loro raccomandazioni una classe di politici ignavi e senza idee, che si aggrappano a queste come a verità inconfutabili, salvo poi essere sempre smentite dai fatti.

Negli ultimi anni gli economisti non hanno certamente dato buona prova di sé. Da troppo tempo sentiamo importanti banchieri centrali o paludati e influenti professori predire che “si vede una luce in fondo al tunnel”, piuttosto che la ripresa ci sarà, alternativamente, nella seconda parte dell’anno oppure nel primo semestre dell’anno successivo. La cronaca e la vita quotidiana continuano a smentire queste previsioni. Eppure sistematicamente questi signori continuano a somministrare ricette che applicate si dimostrano inefficaci.

L’economia nel tempo si è sempre più allontanata dall’uomo, che dovrebbe essere il suo soggetto di studio e del quale praticamente non si cura più: salva gli Stati, ma a spese dei cittadini; salva le Banche, ma a spese delle aziende che producono cose e danno lavoro. Lo strumento della previsione è l’arma del potere e questo aumenta grazie all’importanza sempre maggiore che assumono i tecnici nella nostra società. Le loro affermazioni, formulate con un linguaggio specialistico e supportate da numeri ed equazioni, vengono assunte come scienza, dimenticando che l’economia è scienza ben diversa dalla fisica o dalla chimica. A mano a mano che si afferma la tecnocrazia gli economisti assumono posizioni sempre più importanti, il loro potere aumenta ed i danni diventano smisurati.

A sentire l’illustre e celebrato Keynes  “L’economista deve studiare il presente alla luce del passato per fini che hanno a che fare col futuro”.  Ed è proprio riflettendo su questa definizione che possiamo trovare una interessante risposta.

Dal punto di vista del metodo l’economista, che parte sempre da una ipotesi, raccoglie dati storici, individua le variabili che ritiene più significative e cerca di capire come queste sono collegate creando delle equazioni che legano tra loro queste variabili. Analizzando il passato verifica che l’equazione funzioni e su questa produce le sue previsioni. Per quanto i computer permettano di elaborare equazioni anche molto complesse gli economisti tendono a lavorare con un numero limitato di variabili e utilizzano solo quelle che funzionano, cioè quelle che si modificano in maniera regolare. È logicamente una semplificazione, ma è sempre stata considerata accettabile.

A questo punto sorgono due problemi: da una parte gli errori di calcolo (volontari o involontari), dall’altra la scelta delle variabili.  Ad esempio tutto il terrificante rigore applicato dall’Unione Europea, dal FMI e dalle principali agenzie internazionali è stato supportato da uno studio del duo Reinhart-Rogoff, professori ad Harvard, che in un loro studio dimostravano che se una nazione ha debiti superiori al 90% del PIL la crescita crolla drasticamente. E quindi tutti in Europa a portare giù il debito a costo di qualsiasi sacrificio, ma nessuno ha controllato i calcoli dei professori. Semplicemente avevano trascurato alcuni casi, insomma, sembra incredibile, ma avevano sbagliato a fare i conti. Chiaramente nessuno ne risponde, né i due illustri studiosi, né che gli ha dato retta senza controllare.

La scelta delle variabili che entrano nelle equazioni è un’altra fonte di errori. Alla base di queste variabili c’è il presupposto che le persone agiscano in maniera razionale, cercando sempre di seguire programmi precisi, con una logica in base alla quale ogni effetto è legato a cause chiare e definibili. Molto semplicemente non è così. Consiglio a tutti la lettura di Kahneman, Nobel per l’economia del 2002, che purtroppo pochi economisti hanno letto e che ha ampiamente dimostrato che, fortunatamente, aggiungo io, le decisioni che noi prendiamo violano sistematicamente alcuni principi di razionalità.

L’integrazione delle economie, la quantità di beni sul mercato e l’importanza crescente del valore simbolico di questi ha comportato uno smisurato aumento della complessità del sistema è questo il motivo per cui piccoli cambiamenti relativi ad una trascurata variabile possono scatenare tifoni. In queste condizioni  è sempre più arrogante la capacità di questi modelli di predire i comportamenti.

Insomma gli economisti, per quanto cerchino di nasconderlo, nel somministrarci le loro ricette continuano a credere in un mondo perfetto e sterile nel quale gli imprevisti, anche quelli naturali, non esistono; un mondo nel quale le persone scelgono e si comportano nella stessa prevedibile maniera; un mondo che all’infinito continua ad essere come era nel passato. Un mondo ed un uomo che se mai sono esistiti, oggi certamente non esistono più.

 

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2 thoughts on “Perché gli economisti sbagliano.

  1. Viviamo “In an uncertain world”, come diceva Robert Rubin, secretario di finanza della presidenza Bill Clinton. E l’uncertainty deriva soprattutto dalla complessita’ e irrazionalita’ del comportamento umano. La moda e’ un’industria che agisce tipicamente sull’irrazionalita’ dei consumatori. Paradossalmente, la ricerca di certezza in un mondo incerto fa anche parte della natura umana. Pertanto gli economisti, come gli stregoni (i fortune tellers) avranno sempre un mercato.

    • …e per ogni previsione che fanno vengono pagati in termini di denaro e di potere, quando sbagliano fanno ancora nuove previsioni ed ancora vengono pagati. a volte gli stregoni venivano uccisi dalla tribu, gli economisti no! 😉

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